Durante una cena, Igor annuncia con sicurezza che sarà lui, insieme a sua madre, a decidere quando vendere l’appartamento di Elena. Lei però gli rivela con calma che l’ha già venduto. Quando arrivano i parenti e chiedono dove potranno soggiornare, Elena pronuncia una frase che lascia tutti senza parole.

— Quando vendere il tuo appartamento lo decideremo io e mia madre.

Igor lo disse con una sicurezza tale che Elena smise lentamente di mangiare.

Posò la forchetta.

— Tu e tua madre?

— Sì. È una decisione importante e riguarda tutta la famiglia.

Elena lo osservò per qualche secondo.

Poi rispose con assoluta calma:

— Siete arrivati un po’ tardi. L’appartamento è già stato venduto.

Igor rimase immobile.

— Cosa?

— L’ho venduto.

Il suo volto cambiò immediatamente.

— Senza di me? Ma quella è casa nostra.

— No, Igor. Era il mio appartamento.

— Siamo sposati!

— L’ho comprato prima del matrimonio, con i miei soldi.

Elena bevve un sorso d’acqua.

— E ho già scelto la mia nuova casa.

Igor la fissò incredulo.

— La nostra nuova casa, vorrai dire.

Elena non rispose.

Proprio in quel momento si sentì la porta d’ingresso.

Arrivarono la madre di Igor, sua sorella e altri due parenti.

Entrarono parlando ad alta voce, ma si fermarono quando videro l’espressione di Igor.

— Che succede? — domandò sua madre.

Igor indicò Elena.

— Ha venduto l’appartamento.

La donna spalancò gli occhi.

— Quale appartamento?

Elena rispose:

— Questo.

— Hai venduto questo appartamento?

— Sì.

La suocera lasciò la borsa sulla sedia.

— Ma non potevi farlo senza parlarne con noi!

Elena alzò un sopracciglio.

— Con voi?

La sorella di Igor intervenne:

— E adesso noi dove resteremo quando verremo qui?

Elena la guardò.

Quella domanda spiegava perfettamente tutto.

— Ecco il problema — disse.

Igor aggrottò la fronte.

— Quale problema?

— Voi non considerate più questo posto casa mia.

Indicò lentamente la stanza.

— Lo considerate l’hotel della famiglia.

La suocera si offese.

— Siamo parenti. Cosa dovremmo fare, andare in albergo?

— A volte sì.

La risposta di Elena fece calare il silenzio.

— Elena! — protestò Igor.

Lei rimase tranquilla.

— Negli ultimi diciotto mesi vostra madre è rimasta qui cinque volte.

Guardò sua cognata.

— Tu sei venuta tre volte con i bambini.

Poi guardò gli altri.

— Anche altri parenti hanno dormito qui per giorni o settimane.

La suocera incrociò le braccia.

— E allora?

— E allora nessuno chiedeva più il mio permesso.

Igor scosse la testa.

— Non serve un permesso per visitare la propria famiglia.

— Visitare?

Elena quasi sorrise.

— Tua madre ha una chiave di casa nostra.

La suocera rimase in silenzio.

— Tua sorella mi ha telefonato una volta per dirmi che sarebbe arrivata il giorno successivo con i bambini. Non per chiedere. Per informarmi.

La cognata abbassò lo sguardo.

— E ogni volta chi preparava le camere?

Nessuno rispose.

— Chi cambiava le lenzuola? Chi faceva la spesa? Chi sistemava tutto dopo?

Igor sospirò.

— Non trasformare una questione familiare in un processo.

— Non lo sto facendo.

Elena lo guardò.

— Ti sto spiegando perché ho preso questa decisione.

Igor si alzò.

— Avresti dovuto parlarmene prima.

Elena lo fissò.

— L’ho fatto.

— Quando?

— Molte volte.

Igor rimase zitto.

— Ogni volta che ti dicevo che avevo bisogno di tranquillità in casa mia, tu rispondevi: “È la mia famiglia”.

Elena prese le chiavi dal tavolo.

— Ogni volta che chiedevo di essere avvisata prima delle visite, tua madre arrivava comunque.

La suocera intervenne:

— Non pensavo che la mia presenza ti disturbasse così tanto.

— La sua presenza non è il problema.

Elena rispose senza alzare la voce.

— Il problema è che tutti avete cominciato a comportarvi come se la mia opinione fosse irrilevante.

Igor la guardò.

— E allora hai venduto casa per vendicarti?

— No.

Elena scosse la testa.

— Ho venduto un appartamento che non sentivo più mio.

La frase colpì Igor più di quanto Elena si aspettasse.

Per qualche secondo nessuno parlò.

Poi sua madre domandò:

— Quando dobbiamo lasciare l’appartamento?

— La consegna è tra sei settimane.

La donna sembrò agitarsi.

— E dopo dove andremo quando verremo in città?

Elena la guardò direttamente.

— Dovevate pensarci prima di trasformare il mio appartamento nell’hotel di famiglia.

Silenzio.

Quella sera, dopo che tutti se ne furono andati, Igor rimase seduto al tavolo.

Elena stava raccogliendo alcuni documenti.

— Hai davvero comprato un’altra casa?

— Sì.

— Dove?

— Non lontano.

Igor esitò.

— Quando ci trasferiamo?

Elena smise di sistemare i fogli.

— Io mi trasferisco tra sei settimane.

Igor diventò serio.

— Tu?

— Sì.

— E io?

Elena si sedette di fronte a lui.

— Dipende da te.

— Da me?

— Non voglio trasferire gli stessi problemi in un indirizzo diverso.

Igor rimase in silenzio.

— Se vieni con me, quella sarà casa nostra.

Elena sottolineò l’ultima parola.

— Nostra.

— Lo è anche questa.

— No.

Elena scosse la testa.

— Qui tua madre aveva una chiave senza che io fossi d’accordo. I tuoi parenti decidevano quando arrivare. Tu decidevi quanto sarebbero rimasti.

Fece una pausa.

— Io dovevo soltanto adattarmi.

Igor abbassò gli occhi.

— Cosa vuoi che faccia?

— Che tu capisca che essere tuo marito non significa che tua madre diventa automaticamente la terza persona del nostro matrimonio.

Igor non rispose.

Nei giorni successivi qualcosa cominciò lentamente a cambiare.

Sua madre telefonò.

— Posso avere una chiave della nuova casa?

Igor esitò.

In passato avrebbe detto subito di sì.

Questa volta rispose:

— No, mamma.

— Come sarebbe?

— Le chiavi le decidiamo io ed Elena insieme.

— Ma sono tua madre!

— Lo so.

— E se avessi bisogno di entrare?

— Ci chiami.

Sua madre si arrabbiò.

Ma Igor non cambiò risposta.

Qualche giorno dopo sua sorella telefonò.

— Verremo il prossimo mese. Restiamo da voi quattro notti.

Igor rispose:

— Prima devo parlarne con Elena.

— Devi chiedere il permesso a tua moglie?

Igor rimase in silenzio per qualche secondo.

— Non devo chiedere il permesso. Dobbiamo essere entrambi d’accordo perché è casa di entrambi.

Elena sentì quella conversazione dalla stanza accanto.

Non disse nulla.

Ma per la prima volta vide che Igor aveva compreso la differenza.

Arrivò il giorno del trasloco.

L’appartamento era quasi vuoto.

Elena attraversò le stanze un’ultima volta.

Igor la raggiunse nell’ingresso.

— Elena.

Lei si voltò.

— Posso venire con te?

— Sei sicuro di aver capito le condizioni?

— Nessuno viene a vivere con noi senza che siamo entrambi d’accordo.

Elena annuì.

— Nessuno riceve una chiave senza che lo decidiamo insieme.

— Bene.

— E mia madre non decide quando vendiamo casa.

Elena sorrise leggermente.

— Soprattutto quello.

Igor prese una scatola.

Prima di uscire guardò l’appartamento vuoto.

— Avrei dovuto capirlo prima.

Elena chiuse la porta.

— Sì.

Poi gli porse una delle scatole.

— Ma puoi dimostrarlo adesso.

Tutto era iniziato durante una cena, quando Igor aveva dichiarato con sicurezza:

«Quando vendere il tuo appartamento lo decideremo io e mia madre.»

Elena aveva semplicemente risposto:

«Siete arrivati un po’ tardi. L’appartamento è già stato venduto.»

E quando la famiglia aveva chiesto dove avrebbe soggiornato in futuro, Elena aveva finalmente pronunciato la frase che nessuno si aspettava:

«Dovevate pensarci prima di trasformare il mio appartamento nell’hotel di famiglia.»

Quella sera Igor capì che Elena non aveva venduto soltanto un appartamento.

Aveva deciso che nella sua nuova casa nessuno avrebbe più preso decisioni al posto suo.

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