La strada era ancora piena di gente nonostante fosse ormai notte.
Le luci dei locali illuminavano i marciapiedi, le auto passavano lentamente e decine di persone camminavano nel centro di Roma.
Giulia stava tornando a casa quando notò un bambino fermo vicino alla folla.
Avrà avuto sette anni.
Continuava a guardarsi intorno con aria preoccupata.
Giulia si avvicinò.
— Sei solo?
Il bambino scosse la testa.
— La mia mamma era qui.
— E adesso non la trovi?
— No.
Un gruppo numeroso di persone passò accanto a loro.
Giulia gli prese dolcemente la mano.
— Resta vicino a me, così non ti perdiamo ancora di più.
Fu allora che sentì qualcosa di metallico nel palmo del bambino.
— Cos’hai in mano?
Il piccolo aprì lentamente le dita.
Giulia si bloccò.
Era una piccola spilla d’argento.
Aveva una forma particolare e un minuscolo simbolo inciso sul retro.
Giulia conosceva quel simbolo.
Sua madre aveva disegnato personalmente quella spilla molti anni prima.
E ne aveva realizzate soltanto due.
Una per Giulia.
L’altra per sua sorella maggiore, Sofia.
La stessa sorella che aveva lasciato la famiglia anni prima dopo una dolorosa lite e con la quale avevano perso ogni contatto.
Giulia fissò il bambino.
— Dove l’hai trovata?
Il piccolo abbassò gli occhi.
— Non l’ho trovata.
— Allora chi te l’ha data?
— La mia mamma.
Giulia sentì il cuore accelerare.
— Come si chiama tua madre?
Il bambino esitò.
Poi strinse la spilla.
— La mia mamma mi ha detto che se un giorno avessi trovato la seconda spilla, avrei trovato la mia famiglia.
Giulia rimase immobile.
— Ti ha detto proprio così?
Il bambino annuì.
— Ha detto che da qualche parte ce n’è un’altra uguale.
Giulia aprì lentamente la propria borsa.
Le mani le tremavano.
Da una piccola tasca interna tirò fuori una vecchia scatolina.
La aprì.
Dentro c’era una spilla identica.
Il bambino spalancò gli occhi.
— È quella!
Giulia avvicinò le due spille.
Stesso disegno.
Stessa incisione.
Persino lo stesso piccolo difetto sul bordo che sua madre aveva lasciato intenzionalmente quando le aveva realizzate a mano.
Il bambino sorrise.
— Allora sei tu.
Giulia sentì un brivido.
— Chi sono?
— La persona che mamma sperava di trovare.
Giulia si inginocchiò davanti a lui.
— Come ti chiami?
— Matteo.
— Matteo, dov’è tua madre?
Il bambino indicò dall’altra parte della strada.
— Era entrata in farmacia. Mi aveva detto di aspettarla, ma poi c’era tanta gente…
Improvvisamente una voce gridò:
— Matteo!
Una donna correva verso di loro.
— Mamma!
Il bambino le corse incontro.
La donna lo abbracciò immediatamente.
— Mi hai fatto morire di paura! Ti avevo detto di aspettarmi vicino all’ingresso.
Poi alzò lo sguardo verso Giulia.
Il tempo sembrò fermarsi.
Giulia riconobbe quegli occhi.
— Sofia…
La donna impallidì.
— Giulia?
Nessuna delle due riuscì a parlare per alcuni secondi.
Matteo guardava alternativamente sua madre e Giulia.
Poi mostrò le due spille.
— Mamma, l’ho trovata.
Sofia portò una mano alla bocca.
Giulia sentì gli occhi riempirsi di lacrime.
— Perché gli hai dato la spilla?
Sofia abbassò lo sguardo.
— Perché sapevo che prima o poi sarei tornata a Roma.
— Potevi chiamarmi.
— Non sapevo se avresti voluto parlarmi dopo tutti questi anni.
Giulia rimase in silenzio.
Poi disse:
— Mamma ti ha aspettata fino alla fine.
Gli occhi di Sofia si riempirono di lacrime.
— Lo so. L’ho saputo troppo tardi.
— Perché non sei tornata?
— Perché più passava il tempo, più diventava difficile.
Giulia guardò sua sorella.
Per anni aveva immaginato quel momento.
Aveva preparato cento domande.
Cento accuse.
Ma nessuna sembrava importante quanto il bambino che teneva tra le mani le due spille create dalla loro madre.
Matteo le guardò.
— Quindi siete sorelle?
Sofia annuì.
— Sì.
Il bambino sorrise.
— Allora mamma aveva ragione.
Giulia si inginocchiò nuovamente davanti a lui.
— Su cosa?
Matteo unì le due spille nel palmo.
— Se trovavo la seconda, trovavo la mia famiglia.
Giulia guardò Sofia.
Poi, lentamente, la abbracciò.
Quella notte non poteva cancellare gli anni perduti.
Non poteva risolvere in pochi minuti tutto ciò che le aveva separate.
Ma poteva essere l’inizio.
Tutto era cominciato quando Giulia aveva notato un piccolo oggetto metallico nella mano di un bambino e aveva chiesto:
«Dove l’hai trovata?»
Matteo aveva abbassato lo sguardo e risposto:
«La mia mamma mi ha detto che se un giorno avessi trovato la seconda spilla, avrei trovato la mia famiglia.»
Poi Giulia aveva aperto la propria borsa.
E aveva tirato fuori la seconda spilla.
Due piccoli oggetti creati anni prima da una madre per le sue due figlie avevano finalmente riportato insieme una famiglia che il tempo aveva separato.