— Faresti meglio a sederti da un’altra parte. Questo tavolo è per la famiglia.
Larisa appoggiò la borsa sulla sedia di Irina.
Andrej reagì immediatamente:
— Irina è mia moglie da ventisette anni. Anche lei fa parte di questa famiglia.
Persino la suocera intervenne:
— Larisa, basta. Togli quella borsa.
Irina, però, non volle discutere. Prese un’altra sedia e si sedette tranquillamente.
Larisa sorrise, convinta di aver avuto l’ultima parola.
Pochi minuti dopo, un cameriere si avvicinò con una cartella.
— Signora Irina, i suoi documenti sono pronti.
Larisa lo guardò incuriosita.
— Quali documenti?
Il cameriere rispose:
— Da oggi, la nuova proprietaria di questo locale è la signora Irina.
Il tavolo piombò nel silenzio.
Andrej fissò sua moglie.
— Hai comprato questo posto?
Irina annuì.
Da mesi stava trattando l’acquisto con i precedenti proprietari. Aveva investito i propri risparmi e preparato tutto con discrezione.
Larisa tolse immediatamente la borsa dalla sedia.
— Dai, Irina… stavo solo scherzando.
Irina tornò lentamente al suo posto.
— No, Larisa. Non stavi scherzando.
— Adesso mi caccerai?
Irina scosse la testa.
— Perché dovrei comportarmi con te nello stesso modo?
Larisa abbassò lo sguardo.
Irina aprì la cartella, controllò i documenti e poi la richiuse.
— Possiamo continuare la cena.
La suocera sembrava imbarazzata.
— Irina, mi dispiace per quello che è successo.
— Non è la sedia il problema —rispose lei.— È che dopo ventisette anni qualcuno pensa ancora di poter decidere se appartengo o meno a questa famiglia.
Nessuno rispose.
Poco prima Larisa aveva dichiarato:
«Questo tavolo è per la famiglia.»
Ora aveva appena scoperto di essere seduta nel locale della stessa donna che aveva cercato di escludere.
Irina non aveva bisogno di vendicarsi.
Guardò semplicemente Larisa e concluse:
— Non ho comprato questo posto per dimostrare qualcosa a voi. Ma forse stasera avete finalmente capito che non ho bisogno del permesso di nessuno per avere il mio posto.