La sala era piena di collezionisti e ricchi imprenditori.
Quando una ragazza vestita semplicemente alzò la mano, alcune persone iniziarono a ridere.
Un uomo commentò:
— Ha fatto fatica perfino a pagarsi il biglietto d’ingresso.
La ragazza sentì tutto, ma rimase in silenzio.
Poco dopo venne presentata una prestigiosa collezione privata.
Il banditore guardò la sala.
— Offerta finale?
La giovane alzò nuovamente la mano.
— Compro tutta la collezione.
I mormorii cessarono.
L’uomo ricco rise incredulo.
— Tutta? Sa almeno quanto costa?
Un assistente controllò immediatamente la lista riservata degli acquirenti registrati.
Poi annuì al banditore.
— La signora Giulia Moretti è verificata. Può procedere.
Il sorriso dell’uomo scomparve.
Giulia non era arrivata lì per curiosità. Rappresentava una società di famiglia che da anni investiva in opere e collezioni private.
Aveva scelto di presentarsi senza abiti appariscenti perché voleva osservare personalmente la collezione prima di decidere.
Dopo le normali verifiche finanziarie, l’acquisto proseguì secondo le procedure dell’asta.
L’uomo che l’aveva derisa si avvicinò.
— Prima stavo soltanto scherzando.
Giulia lo guardò.
— No. Pensava semplicemente che i miei vestiti le dicessero quanto denaro possiedo.
L’uomo rimase in silenzio.
— Ma perché vestirsi così se può permettersi qualsiasi cosa?
Giulia sorrise.
— Perché sono venuta a comprare una collezione, non l’approvazione della sala.
Prese i suoi documenti e si allontanò.
Poco prima tutti avevano riso vedendola alzare la mano.
Adesso nessuno rideva più.
Ma l’errore più grande non era stato credere che Giulia fosse povera. Era stato pensare che, se lo fosse stata davvero, avrebbe meritato meno rispetto.