Egor decide da solo che Vera deve rinunciare alla vacanza già pagata per occuparsi di sua sorella e dei tre bambini. Ma quando le dice che dovrà pensare lei a tutto, Vera prende valigia, biglietti e passaporto.

— Dimentica il mare. Mia sorella arriva domani con la sua famiglia e resterà da noi per un mese.

Vera alzò lentamente lo sguardo.

— Come sarebbe a dire?

Egor posò il telefono sul tavolo.

— Natalia ha dei problemi con l’appartamento. Ha bisogno di stare qui per un po’.

— Egor, partiamo dopodomani.

— Non più.

Vera rimase incredula.

Quella vacanza era stata organizzata da mesi.

Avevano già pagato viaggio e soggiorno, e soprattutto Vera aveva lavorato quasi un anno mettendo da parte i soldi necessari.

— Possiamo aiutare Natalia senza annullare tutto.

— Mia sorella non andrà in albergo mentre noi abbiamo una casa.

— Allora resta tu con lei.

Egor la guardò come se avesse detto qualcosa di assurdo.

— Io?

— È tua sorella. Sei in ferie anche tu.

Il volto di Egor si irrigidì.

— La famiglia è più importante dei tuoi capricci.

Vera rimase in silenzio.

Capricci.

Era così che suo marito definiva qualcosa per cui lei aveva lavorato tutto l’anno.

— Va bene —disse infine.

Egor sorrise, convinto che la discussione fosse finita.

— Sapevo che avresti capito.

La mattina seguente suonò il campanello.

Natalia entrò con il marito, tre bambini, valigie e diverse borse.

In pochi minuti l’appartamento cambiò completamente.

Un bambino correva lungo il corridoio.

Un altro chiedeva qualcosa da mangiare.

Il terzo aveva già sparso i giocattoli sul pavimento.

— Vera! —chiamò Natalia. — Dove possiamo mettere le cose dei bambini?

Vera guardò Egor.

Lui era tranquillamente seduto con il telefono in mano.

Alzò gli occhi e disse:

— Non preoccuparti, ti occuperai tu di tutto.

Vera lo fissò.

— Io?

— Sei più brava a organizzare queste cose.

— E tu cosa farai?

— Ho delle cose da sistemare.

Vera non rispose.

Guardò il tavolo.

Lì c’erano ancora i biglietti del viaggio.

Accanto, il suo passaporto.

All’improvviso sorrise.

Entrò in camera.

Pochi istanti dopo tornò trascinando la valigia.

Egor si alzò.

— Che cosa stai facendo?

Vera prese i biglietti.

— Hai ragione.

— Su cosa?

— La famiglia è importante.

Egor annuì.

— Finalmente.

Vera prese il passaporto.

— Della tua famiglia dovrai occuparti tu, questa volta.

Il sorriso di Egor scomparve.

— E tu dove vai?

Vera infilò il passaporto nella borsa.

— In quella vacanza per cui ho lavorato tutto l’anno.

— Stai scherzando?

— No.

— Ma Natalia è appena arrivata!

— Lo vedo.

— Ci sono tre bambini!

— Anche questo l’ho notato.

Egor abbassò la voce.

— E chi cucinerà?

— Tu.

— Chi sistemerà la casa?

— Tu.

— E chi aiuterà Natalia con i bambini?

Vera lo guardò con calma.

— Tu.

Egor rimase senza parole.

Natalia, che aveva sentito la conversazione, uscì dal corridoio.

— Aspetta… avevate già prenotato una vacanza?

— Da mesi —rispose Vera.

Natalia guardò suo fratello.

— Perché non me l’hai detto?

Egor esitò.

— Pensavo che Vera avrebbe capito.

Vera sorrise amaramente.

— Traduzione: pensava che avrei rinunciato io.

Natalia sembrò imbarazzata.

— Io credevo che foste entrambi d’accordo.

— Egor aveva già deciso prima ancora di parlarmene.

Egor intervenne:

— Adesso basta. Non puoi semplicemente andartene lasciandomi tutto questo.

Vera si fermò davanti alla porta.

— È interessante.

— Cosa?

— Ieri non ti sembrava affatto un problema lasciare tutto questo a me.

Silenzio.

Vera prese la valigia.

— Non sto mandando via tua sorella. Non sto dicendo che non dobbiamo aiutarla.

Poi guardò Egor negli occhi.

— Sto dicendo che non puoi offrire il mio tempo come se appartenesse a te.

Aprì la porta.

— Buone vacanze in famiglia.

E uscì.

Poche ore furono sufficienti perché Egor comprendesse cosa aveva dato per scontato.

— Zio Egor, ho fame!

— Dov’è il mio asciugamano?

— Lui ha preso il mio gioco!

— Egor, cosa prepariamo per cena?

— I bambini hanno rovesciato qualcosa!

Quella sera Egor era esausto.

Natalia si sedette davanti a lui.

— Pensavi davvero che Vera avrebbe fatto tutto questo da sola per un mese?

— Lei sa gestire meglio la casa.

Natalia scosse la testa.

— Essere più brava non significa essere obbligata.

Egor rimase in silenzio.

— E se avessi saputo della vostra vacanza —continuò Natalia— avremmo cercato un’altra soluzione.

Tre giorni dopo Egor chiamò Vera.

Lei era seduta davanti al mare.

— Come stai? —chiese lui.

— Benissimo.

Seguì un breve silenzio.

— Qui è… più difficile di quanto pensassi.

Vera sorrise.

— Tre bambini richiedono tempo.

— Adesso lo so.

Egor esitò.

— Pensavo semplicemente che te ne saresti occupata.

— Ed è proprio questo il problema.

— Quale?

— Non me l’hai chiesto. Hai deciso che il mio tempo, le mie ferie e il mio lavoro domestico fossero automaticamente disponibili.

Egor rimase zitto.

Poi disse:

— Mi dispiace.

— Per cosa?

Quella domanda lo costrinse a essere preciso.

— Per aver deciso senza di te. Per aver chiamato “capriccio” una vacanza per cui hai lavorato tutto l’anno. E per aver trasformato la mia responsabilità verso mia sorella nella tua.

Vera annuì.

— Questo volevo che capissi.

Natalia e suo marito trovarono poi una sistemazione temporanea molto prima che passasse un mese.

Quando Vera tornò, lei ed Egor stabilirono una regola semplice:

nessuno dei due avrebbe più promesso il tempo, il denaro o lo spazio dell’altro senza chiedere prima.

Vera non aveva mai rifiutato di aiutare Natalia.

Aveva semplicemente rifiutato di diventare automaticamente la persona incaricata di pagare il prezzo della decisione di suo marito.

Il giorno della partenza Egor le aveva detto:

«Non preoccuparti, ti occuperai tu di tutto.»

Vera aveva preso la valigia e aveva risposto:

«Hai ragione. Della tua famiglia dovrai occuparti tu, questa volta.»

Poi aveva afferrato il passaporto.

«In quella vacanza per cui ho lavorato tutto l’anno.»

Egor era rimasto immobile, circondato da tre bambini che correvano e gridavano.

Solo allora aveva capito quanto fosse facile chiamare “capriccio” il sacrificio di qualcun altro, finché non era lui a doverlo fare.

Like this post? Please share to your friends:
Leave a Reply

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!: