Era notte fonda e nella stanza d’ospedale si sentivano solo il bip lontano dei monitor, passi rapidi nel corridoio e il rumore leggero delle radio della sicurezza.
La giovane donna era seduta sul letto, con il viso segnato dalle lacrime e lo sguardo perso nel vuoto. Tremava, come se stesse ancora rivivendo ogni secondo di quello che era successo.
Davanti a lei, una poliziotta la osservava con calma, cercando di non spaventarla.
“Perché ti ha lasciata in un momento così?” chiese lentamente.
La ragazza abbassò gli occhi, cercando di trattenere il pianto. Ma pochi istanti dopo scoppiò in lacrime.
“Non ha fatto del male solo a me…” sussurrò con voce spezzata.
“Ha portato via anche mio figlio.”
Nella stanza calò un silenzio pesante.
La poliziotta rimase immobile per un istante, scioccata da quella confessione. Poi il suo sguardo cambiò immediatamente. Prese la radio e, con tono urgente, disse:
“Avvisate tutti i controlli… fermatelo immediatamente.”
Nel corridoio si sentirono passi veloci. Qualcuno iniziò a correre. Le voci si fecero più concitate, mentre nella stanza il dolore della giovane madre diventava ancora più forte.
Lei si portò una mano al volto e continuò a piangere.
La telecamera si avvicina lentamente ai suoi occhi pieni di paura, di colpa e di disperazione. In quel momento capisce che non sta più lottando solo per sé stessa… ma per suo figlio.
E proprio quando la tensione raggiunge il massimo…
Lo schermo diventa nero.
Si sentono soltanto respiri nervosi e il rumore lontano dell’ospedale.